NUCT Masterclass, Alexander Payne
Passione, tecnica e aneddoti. Alexander Payne racconta la sua esperienza da regista

Alexander Payne, il Teatro 16 gremito di studenti NUCT e la voglia di uno scambio aperto e sincero. In un’ora il regista americano ha dato vita ad un dibattito divertente e istruttivo nel quale il commento alla sua carriera si è intrecciato con esempi sul suo metodo di lavoro e consigli piuttosto tecnici. Un'esperienza importante e significativa che acquista valore soprattuto dall’alto delle recenti cinque candidature agli Oscar. Il suo ultimo film, Paradiso Amaro, si è, infatti, guadagnato un posto nella corsa al titolo di Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista (un George Clooney strepitoso), Miglior Montaggio e Migliore Sceneggiatura non Originale. Un buon punto di partenza per rimpinguare la bacheca dei successi, già piena di quell’Oscar per Miglior Sceneggiatura non originale con Sideways e dei Golden Globe vinti con A proposito di Schmidt. I suoi lavori sono sempre un misto di tragicità e commedia dove grande importanza è data alla caratterizzazione dei personaggi. E’ lo stesso Payne a ribadirlo: “Non preoccupatevi troppo degli aspetti tecnici, quanto piuttosto del fatto che il pubblico starà sempre dalla vostra parte se storia e personaggi sono interessanti”. I suoi protagonisti si fondono con l’universo che vivono, acquistando spessore sul background che non fa solo da sfondo quanto da colonna portante della caratterizzazione: “Ecco perché mi piace riprendere gli attori da lontano enfatizzando sempre ciò che fisicamente li circonda, sia esso un paesaggio o un interno". Payne, stimolato da una domanda di Paolo Torres Tamburini, allievo del primo anno del corso di Fotografia, si è poi sbottonato su questioni propriamente tecniche, mettendo l’accento sulla naturalezza di alcune scene presenti in Paradiso Amaro: “ho sempre preferito creare una notte buia, con poca illuminazione artificiale, non come quella che si vede di solito ad Hollywood”. Un’osservazione che, però, si completa con un consiglio importante: “siate narratori e non tecnici. E’ importante capire l’uso delle lenti e il loro funzionamento a livello narrativo”. Mestiere, arte e un pizzico di malizia sono stati gli ingredienti dell’intera conversazione. Non sono, infatti, mancati consigli pratici: “Cercate sempre di coinvolgere il vostro produttore dal punto di vista artistico. Fategli prendere delle decisioni poco importanti enfatizzando il suo contributo. In questo modo non rischierete niente e lo avrete più complice e mansueto durante tutta la lavorazione del film”. Non è mancata l’altra faccia del set, quella degli aneddoti e delle curiosità: Payne ha raccontato della speciale alchimia tra la precisione di Paul Giamatti e il panico da dilettante del simpatico co-protagonista Thomas Hyden Church in Sideways. Ha poi voluto sottolineare il rapporto di amicizia e stima reciproca che lo lega a Clooney, risalente proprio a quel film nel quale l’attore americano avrebbe dovuto avere una parte di rilievo poi sfumata. Alexander Payne si è dimostrato non solo un esperto conoscitore del cinema e dei suoi mezzi, ma anche una persona in grado di portare la sua esperienza con precisione e semplicità. Alla Nuct non rimane altro che ringraziare uno dei cineasti più creativi e originali del panorama nordamericano augurandogli il meglio per la Notte dell'Oscar del 26 febbraio.
- Login o registrati per inviare commenti

